In un periodo
storico in cui la musica italiana pare polarizzata attorno a linguaggi ritmici
e monocordi oppure su canzoni e immagini del tutto autoreferenti, l’esordio di
Emanuele De Francesco è una piccola sorpresa e una gran boccata d’aria fresca.
La scrittura di In quieta mente, così come avviene nella scomposizione dell’avverbio che diventa il
titolo, è un rosario di promesse e intuizioni, e, più di tutto ha una sua
“leggerezza” che si sposa in maniera inequivocabile con un’indiscutibile
profondità. Come,
raffinata negli arrangiamenti e incantevole nelle parole, o la sinuosa
evoluzione che rende L’aquilone una delle più belle canzoni italiane degli ultimi anni sono segnali
evidenti di un musicista che riesce a modellare le sue inflessioni anglosassoni
(sentire la slide e l’armonica in Raccontami un sogno, a riprova) con un background cantautorale
più nostrano. A questo stadio, è l’equilibrio di In quieta mente la notizia più importante: anche gli
arrangiamenti sono sempre molto misurati, asciutti e composti, segno evidente
che Emanuele De Francesco arriva all’esordio con abbastanza esperienza da non
bruciare tutto in un solo falò e quando canta “stiamo attenti a non cadere” ha
anche il coraggio, molto dylaniano, di evocare un tono profetico, quanto mai utile
di questi tempi. Ed è bella anche la Buona notte conclusiva, che non è un fiorellino perché ricorda di
più Nick Cave. Da tenere in considerazione. (Marco Denti)
giovedì 14 novembre 2013
mercoledì 2 ottobre 2013
Three Seconds To Stop
Pescando in
trascorsi musicali che riemergono con prepotenza, una certa predisposizione ai
riff chitarristici, una ritmica serrata e monolitica, i Three Seconds To Stop
alias 2TS hanno collimato con Stolen Moments una forma sonora ombrosa attorno a canzoni che hanno
tutto un loro fascino. Echi di Cure, Smiths (il falsetto di Please Tell Me
More), delle sfumature più
cupe dei R.E.M. (Lovey Dovey sembra uscire da Document), dello Sturm und Drang sonoro dei Rage Against The
Machine o degli Smashing Pumpkins (Sketches Of Pain su tutte), qualche variazione ritmica
degna dei Red Hot Chili Peppers costituiscono l’essenza primordiale del suono
dei 2TS, a cui la produzione di Evasio Muraro, cooptato in occasione della
gestazione di Stolen Moments, ha aggiunto qualche dettaglio sonoro in più nelle chitarre acustiche
e nell’evoluzione armonica delle canzoni. Singolare, da questo punto di vista,
l’apporto nella stessa Stolen Moments, forse il punto più coraggioso raggiunto dai 2TS alla
ricerca di una sintesi delle numerose ed evidenti influenze di cui sono
composti: un convinto sovrapporsi di chitarre, che si muovono secondo percorsi
ondeggianti tra il tagliente e l’accomodante, voci, con una batteria
tambureggiante alle spalle a disegnare un paesaggio non dissimile da molte
variazioni degli U2 e del loro produttore preferito, Daniel Lanois. Sound
essenziale, ipnotico, indefinito e suggestivo almeno quanto l’artwork della
copertina, quanto mai appropriato. (Eddie Spinazzi)
martedì 1 ottobre 2013
Riccardo Maffoni
Un paio d’anni fa,
in fondo a una lunga e laboriosa carriera da songwriter, non priva di
soddisfazioni, Riccardo Maffoni si è concesso una piccola, curiosa e molto
intelligente pausa, lasciando briglia sciolta alle proprie passioni che,
giudicando da 1977,
ondeggiano nei giorni pari verso Springsteen e in quelli dispari verso gli
Stones, con qualche piccola deviazione verso l’immancabile Van Morrison (Brown
Eyed Girl) e Sam Cooke con
l’inno di A Change Is Gonna Come. Gli omaggi di 1977, per quanto fedeli e precisi, sono tutt’altro che
pedanti e fin dall’inizio, Riccardo Maffoni gioca a sconfinare da un perimetro
all’altro, partendo ccon Beast Of Burden suonata come se fosse una canzone di The River. Da quell’immortale doppio album in bianco
e nero, arriva anche You Can Look (But You Better Not Touch), scarnificata in un rock’n’roll grezzo e
convincente, come se fosse stata suonata nella notte di Memphis, ed è molto
bella l’idea di spiegare cosa c’è all’origine di State Trooper, recuperando i suoni cupi, metallici e
gutturali dei Suicide, dimostrazione di una conoscenza del linguaggio e delle
sfumature impeccabile. Lo stesso vale per la versione di You Gotta Move, una canzone che abbiamo imparato tutti da
Sticky Fingers e che
Riccardo Maffoni riporta in fondo laggiù nel Delta. Ottimi anche i due inediti,
due affascinanti ballate che rispondono al nome di You’Re So Good To Me e Tonight I’m Here For You. Provate a riscoprirlo, ne vale la pena.
(Eddie Spinazzi)
mercoledì 25 settembre 2013
Luca Milani
Il terzo
“difficile” album di Luca Milani, uno dei più intensi e profondi songwriter
italiani, è la magnifica confessione di una plateale ossessione, di una
promessa che non si può mantenere, di una visione che ricorre sempre dietro gli
angoli della notte, dentro il vento, nel taglio di un vestito, in un cane nella
nebbia. E’ quella Second Chance, l’infinita possibilità che concede il rock’n’roll, a patto di
metterci l’anima, il sangue e tutti i demoni di questo mondo. Chiedetelo a
Springsteen, che a sessant’anni suonati sale e scende dai palchi senza
soluzione di continuità solo per provare a se stesso che solo certi sogni ci
permettono di restare vivi, anche se non si avverano mai. Chiedetelo a Luca
Milani, che di anni ne ha la metà e ha già capito che sarà Lost For
Rock’N’Roll per sempre,
perché quel miraggio lo vive, lo vede, lo sente In The Wind, On A Saturday Night, persino in un Silence Of This Town. La dura e cruda sincerità delle canzoni è
tradotta alla perfezione nel sound essenziale registrati e prodotti da William
Novati (bravissimo nel cogliere la ruvida natura dell’idea centrale di Lost
For Rock’N’Roll) alle
chitarre (quanto ne bastano), Luca Capasso alla batteria, Giovanni Calella al
basso e Riccardo Maccabruni che con piano e organo aggiunge un tocco di
raffinata atmosfera alle dieci spiritate canzoni di Luca Milani, capace di
portarvi per mano fino all’ultimo bar alla fine del mondo. Splendido. (Marco
Denti)
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