martedì 11 gennaio 2022

Paolo Ronchetti

Infaticabile animatore di dozzine di spettacoli, con repertori che vanno da Enzo Jannacci a Tom Waits, collezionista inguaribile dei dischi di John Zorn, hombre musical a tutto tondo, Paolo Ronchetti si sta avviando, finalmente, all’esordio discografico, più che meritato e, in un certo senso, persino dovuto. Adoro le canzoni di Natale è un primo assaggio di quello che sarà, ma è già decisamente rappresentativo dell’eclettico approccio di Paolo Ronchetti. Con Adoro le canzoni di Natale trova una prima canzone delicata e complicata che si articola sull’esperienza autobiografica, sia dal punto di vista reale della passione per le canzoni natalizie, sia per il riflesso di un musicista che ha provato la sottile distinzione tra gioia e dolore. Un canzone dall’impianto degregoriano, almeno a prima vista, con tutta una sua dolcezza e un suo equilibrio elettroacustico che meritano di essere approfonditi. Colpisce per la gentilezza e l’armonia, ma Paolo Ronchetti sa sorprendere e cambia subito registro, senza preavviso. Nelle sue canzoni natalizie ci mette la classicissima Santa Claus Is Back In Town rivista come un blues abrasivo, con un sound che è un ideale connessione tra Chicago e New Orleans e che sta agli antipodi di Adoro le canzoni di Natale. E ancora di più merita di essere scoperta la rilettura di un tradizionale anglosassone, Soul Cake, rielaborato e corretto in un’avvolgente chiave psichedelica. A quel punto le canzoni di Natale sono giusto un pretesto e vengono travolte dall’eclettica visione musicale di Paolo Ronchetti, che attendiamo alla verifica sulla lunga distanza, prevista, come pare, nel corso del 2022.

mercoledì 1 dicembre 2021

Michele Anelli

È curioso e a suo modo significativo il valore del percorso artistico che ha portato Michele Anelli a scoprirsi e riscoprirsi Sotto il cielo di Memphis, proprio come recita il titolo del suo ultimo album. Partito dalle ruvidità garage degli Stolen Cars, cresciuto nell’evoluzione dei Groovers e poi inoltratosi in una carriera solista, Michele Anelli ha dovuto sondare tutte le radici rock’n’roll per trovarne una sua personalissima versione coniugata con la declinazione delle parole in italiano. Ci sono voluti anni e, paradossalmente, è stato proprio quel viaggio americano (non solo a Memphis, ma anche con una bella passeggiata sul Jersey Shore) a consentirgli di trovare la sintesi tra le sue passioni primarie anglosassoni e la sensibilità lirica nostrana. Sotto il cielo di Memphis condensa tutto ciò attraverso la qualità delle canzoni che hanno trovato il loro sound nella collaborazione con Cesare Nolli, Paolo Legramandi, Andrea Lentullo, e Nik Taccori e la loro definizione in un tono personale e convinto che trova la sua essenza tematica tra Quello che ho e Sono chi sono. Ma Sotto il cielo di Memphis succede molto altro, tra il groove insistente ma discreto e quegli arrangiamenti che, tra chitarre e tastiere, riportano ogni break e ogni riff alle origini e ai trascorsi di tutte le rock’n’roll band di Michele Anelli. È un disco che riporta tutto a casa, pur seguendo un tragitto che a prima vista non è né lineare né formale, ma tutto sommato la sua bellezza va cercata proprio lì.

martedì 30 novembre 2021

Maurizio Gnola Glielmo

Beggars And Liars è uno di quei dischi che ti si incolla addosso al primo ascolto e non ti molla più: dopo una lunghissima carriera con il premiato marchio della Gnola Blues Band, Maurizio Glielmo cambia tutto, ma come succede nei migliori casi, senza sfiorare nulla. C’è un’interpretazione di Baby’s Gonna Kick di John Hiatt (particolarmente amato da Gnola) e una ballata che viene dallo stesso  vocabolario, Something Is Changing, ma l’influenza più appariscente è, un po’ a sorpresa, quella di J. J. Cale e non solo per il sound accattivante di Judgement Day, ma proprio per quell’attitudine artigianale a colorire e a rifinire le canzoni come se fossero piccoli e raffinati gioielli. Lo sono, sì, eccome, basta ascoltare I Got Hurt, con la partecipazione del (grande) songwriter che l’ha composta, Edward Abbiati, ed è così che il primo, vero disco solista di Maurizio Gnola Glielmo si trasforma nel lavoro di una rock’n’roll band, persino allargata ai compagni di scrittura e di baldoria (all’appello risponde anche Jimmy Ragazzon, per gentile concessione dei Mandolin’ Brothers). Ma l’impressione, peraltro già affiorata in Down The Line, è piuttosto quella di scostarsi un attimo dall’etichetta del blues, per aprirsi a tutte le possibilità, pur mantenendo salde le radici originali che Beggars And Liars lascia filtrare qui e là con coerenza e rispetto e se non vi emozionate con la versione di You Left The Water Running ripescata dal meraviglioso songbook di Dan Penn, avete un problema con il cuore che nessun cardiologo può risolvere. 

mercoledì 16 giugno 2021

Luca Milani

All’inizio di una nuova avventura, Luca Milani ha confezionato un singolo che è nello stesso tempo un salto nel passato e un ritorno al futuro. Nella struttura di Dirty Hearts, gli accordi scarni e acustici riportano all’esordio di Scars and Tattoos, ma il tappeto di tastiere fornito da Fidel Fogaroli, sposta la canzone verso atmosfere piuttosto inedite per Luca Milani, che, dal canto suo, ci mette tutta una nuova intensità nell’interpretazione. È un passaggio delicato, probabilmente, un primo accenno di maturità compositiva che, senza perdere l’energia trasmessa in una vita tra una rock’n’roll band e l’altra, prova a cercare qualcosa di diverso perché, in fondo, “le anime libere non fanno promesse perché sanno che il tempo cancellerà tutto”. Gli sviluppi andranno esplorati al momento dell’uscita dell’album, Warriors Grow Up And Die (bel titolo), previsto dopo l’estate, ma intanto va detto che Luca Milani ha avuto il coraggio di affrontare un passaggio per certi versi ineluttabile, ma che i più tendono a eludere, e di averlo fatto con una notevole padronanza, il che lascia supporre al di là di tutto che Dirty Hearts non sia un caso isolato. Anche l’immancabile videoclip, curato da Carlo Lancini, sembra indicare una visione di canzone e di suono complessiva più riflessiva, attenta e scrupolosa, con una valigia tenuta ben stretta e pronta a un viaggio tutto da scoprire. Tra l’altro in rete si trova anche un’anticipazione di un’altra canzone, Sorry Mom, che sembra già confermare quel filo conduttore che passa per Dirty Hearts. Rock’n’roll adult, come avrebbe detto Garland Jeffreys, che di queste cose se ne intende. (Lucia Jorio)