L’identità di Restless è dichiarata con quello che i Mandolin’ Brothers dicono in Nothing Special: “Niente di speciale, niente di nuovo, solo rock’n’roll” e intanto la chitarra richiama con nonchalance uno dei mille riff degli Stones. È sempre cosa buona e giusta: i Mandolin’ Brothers non nascondono le loro radici, non l’hanno mai fatto in cinquant’anni di storia, che è già un successo arrivarci, figurarsi adesso che non devono dimostrare niente a nessuno. È così che Restless, otto canzoni, poco meno di quaranta minuti, scorre con una pregevole spontaneità e un sound che rispecchia la naturalezza dei Mandolin’ Brothers dal vivo, dall’inizio alla fine, con quelle intersezioni delle chitarre di Paolo Canevari e Marco Rovino e dell’organo e del piano di Riccardo Maccabruni (protagonista anche con la voce in Last Call) che delimitano la partenza con This Weight e poi la coda conclusiva di Upon My Soul. Tra questi due estremi, i Mandolin’ Brothers si permettono di esplorare ancora: guidati dalle interpretazioni di Jimmy Ragazzon attraversano le atmosfere torbide e notturne di Restless così come un classico dell’empireo dylaniano come Blind Willie McTell, che spicca nel bel mezzo del bailamme. Le raffinate divagazioni strumentali e vocali risaltano grazie al solidissimo groove garantito da Joe Barreca al basso e Daniele Negro alla batteria che assecondano i ritmi con la stessa, puntuale sincronizzazione, sia che si tratti dei convulsi battiti per Searching for Gaza sia che debbano mantenere il passo e le sfumature di Near You. Da sentire a ripetizione, ad alto volume: sarà solo rock’n’roll, ma di una classe infinita.

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