Nell’eclettica produzione discografica di Paolo Farina, cantautore capace di spaziare tra soluzioni ed esperienze diversissime tra loro, le convergenze realizzate con M’ strizz i m’ strazz meritano un supplemento di attenzione in più. La canzone riesce a coniugare l’attenzione alla cultura locale, in particolare l’uso del linguaggio pugliese, con una prospettiva cosmopolita che viene sintetizzata dal nome del progetto come un’inedita fusione tra suggestioni indiane, italiane e brasiliane. A rappresentarli, nell’ordine sono l’ipnotico sitar di Ashanka Sen, il ritmo coinvolgente delle congas di Kal Dos Santos nonché l’onnipresente basso di Giuseppe Fiori che insieme costruiscono la sinuosa architettura di M’ strizz i m’ strazz, una canzone che estende le innegabili radici mediterranee a orizzonti oceanici molto più ampi. L’ardita miscela è frutto anche e soprattutto dell’equilibrio tra strumenti antichi, primordiali ed essenziali e orchestrazioni più moderne che delineano le affascinanti atmosfere di M’ strizz i m’ strazz, adeguate per il flow dialettale di Paolo Farina e collocate alla perfezione nel contesto sonoro dal mix di Lele Battista nonché dal mastering di Paolo Iafelice. Si tratta di mani esperte che rendono l’esperimento Indibrasita una piccola oasi di curiosità, le cui potenzialità sono senza dubbio meritevoli di essere esplorate anche in prospettive più allargate.
domenica 15 marzo 2026
martedì 3 febbraio 2026
Paolo Pieretto
I “comizi musicali” di Paolo Pieretto sono un oggetto volante non identificato che spicca e brilla come una rarità eccezionale nell’arco extraparlamentare della musica italiana. Se da una parte c’è una scelta radicale, alternativa e indipendente, che sputa in faccia al conformismo artistico (e non), che ha le sue massime celebrazioni nella kermesse autoreferenziale di Sanremo, dall’altra La gente vuole pezzi semplici gode di una sorprendente freschezza che racchiude tutte le passioni sonore di Paolo Pieretto. È così che La gente vuole pezzi semplici si trasforma, canzone dopo canzone, in una sorta di rivisitazione allegra e movimentata di quel teatro dell’assurdo che è diventata la nostra realtà. I luoghi comuni vengono condensati e travolti dal rock’n’roll in Schwa, e ancora di più in Braies o in Faccio solo il mio lavoro con un gusto ironico che ricorda come non ci sia niente di più intelligente e coraggioso di un sorriso al momento giusto. La ricchezza musicale, senza particolari orpelli, e priva di trucchi, è un valore aggiunto in più e la sensibilità di Paolo Pieretto si estende dalle notizie pubbliche e spettacolari a riflessioni più personali, così come si sviluppano nel finale tra Bambini & co. e il toccante monologo di Magari domani, un’invettiva la cui urgenza non è rimandabile: in un mondo che ormai è arrivato all’accanimento terapeutico, anche un mazzo di fiori apre una porta sul futuro.
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